Ne' tuoi profondi, o mar, la vita ardente
del sol si versa, quasi fiume in fiume:
galleggia in sulla lieta onda tacente
lieve la luna, quasi argentee spume.
E rifiorisce in te, mesto-ridente
delle sottili nuvolette il lume:
e la remota stella in te scintilla,
qual di rugiada al sol tremula stilla.
Voce di Dio sull'acque. Il tuono echeggia
di nube in nube, il ciel lampeggia e l'onda.
Volvesi il fiotto audace, e rumoreggia,
come a vento autunnal selva profonda:
e, qual masso che rotola e si scheggia,
rompe superbo, e alla scogliosa sponda
manda un confuso suon d'ira e di pianto;
furor ne' baci, e gemito nel canto.
Quanto, o divino, entro alle tue convalli
popol di piante e di guizzanti accolto!
Quante memorie, e di dolor', di falli,
di speranze naufragio in te sepolto!
Ma cresceran da' gracili coralli,
col tacito lavor di secol molto,
verdi isolette, ove la gente pia
porrà sue case, e altari a te, Maria.
Mille miglia lontano al monte aprico
i suoi vapori invia, messaggi fidi:
l'acque del monte al generoso amico
corron, cercando i desiati lidi.
Tu, pacier prepotente, e pio nemico,
stringi le umane genti e le dividi.
La bella Libertà, che sul mar nacque,
esule quindi e nuda erra per l'acque.