Ben ti provvide il Ciel, quando al tuo core commise il fior de' giovanetti ingegni. Dell'intatta natura il sacro germe lì vagheggiar t'è dato. A te la bella
primavera dell'uom si raccomanda. Di quel Bello l'idea, che il senso affina, bean dal tuo labbro. In lor sereni e caldi volgi i rai dell'esempio; e, come scerni
spuntar la gemma del primiero affetto sui rami tenerelli, amor v'innesta, quell'alto amor che della mente è figlio. Tempo verrà che de' felici rami
l'albero adulto alle già bianche tempie e al cener tuo prepari ombra e ghirlande. E tu, nell'ora che il tuo sol declina, sentirai nel rinchiuso orto del cuore
piovere un'ineffabile dolcezza, né saprai dir perché ti venga o donde. Quel sarà l'Angel tuo, che a te 'l pensiero recherà degli eletti, in cui rivivi.
Or fa che in te, primier, profondo alligni de' forti sensi il delicato germe, e mite al sol di verità maturi. L'alata fantasia, la salda mente,
e l'arte e il caso in armonia contempra. A te notturna luce, a te diurna il libro ch'è del Ciel messaggio in terra: quivi al fuoco del cor l'ingegno affina.
E, come pellegrin che, per deserti lunghi inviando l'occhio irrequieto, se luogo allegro di fresch'ombre e d'acque visto gli vien, s'adagia e si rinfranca;
tal, pe' dolenti secoli scorrendo, de' Grandi pochi alle vestigia sparse férmati, e n'abbia il tuo cammin conforto. Al futuro edifizio, onde tua mente
formò l'alto modello, ardue colonne e profondi metalli e gemme ardenti raccogli, intaglia, appura. In sul passato dell'avvenir la mole ha fondamento.
Oh se possente meditar solingo, e lavor diuturno, e intégra vita, e incessante pregar, dal Ciel t'impetri poche, ma pregne di fecondi veri
splendide carte, in cui l'età lontane bacin segnata del tuo cor la stampa, e ogni anima gentil senta il tuo spirto in sé trasfuso, e a pianger teco impari;
te beato in fra mille! Allor potrai volgere al mondo, che da lunge amasti, sereno il guardo, e dir morendo: io vissi.
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