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1802–1874

4.

Niccolò Tommaseo

Un popolo i mari passò, austera una razza creò, rampollo divelto dal sen materno, che in forte terren

i rami nel libero va spandendo, e gran selva si fa. Fanciulla non rise o vagì, di vergine amor non gioì;

ma crebbe possente a raccor adulte le gioie e i dolor'. Gettossi bramosa sui ben' che crescon dal fango terren,

feroce con lor s'abbracciò, e quasi d'amor palpitò. L'immenso de' campi ondeggiar, le immense pianure de' mar',

de' fiumi il profondo muggir, de' boschi il sublime stormir, ridusse in venale valor: e l'uomo (tremendo tesor)

al tasto e al color giudicò; gli spirti al mercato comprò: la morte ai Selvaggi vendé, e il vizio, più dura dei re.

Ahi popol mercante ed artier, briaco di grossi pensier, la razza, tuo spregio e terror, segnata d'infame color,

un dì sulla tua libertà, qual grandine grossa, cadrà. Deh rompi la nebbia il cui vel ti toglie i sereni del ciel.

Colui che tu chiami Signor, fu semplice e mite di cuor.

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