Briaco, si fe' Baldassar gli splendidi vasi portar, che al tempio di Giuda rapì quel re che poi, bestia, muggì.
E tutti negli aurei bicchier' i grandi si misero a ber, le mogli, le drude del Sir, e i muti lor Dei benedir
che l'uomo in metallo gettò, o in sasso od in legno tagliò. Quand'ecco sul muro una man con dita che rapide van
scriventi una scritta ch'al re e a' Grandi compresa non è. Il re ne' pensier' si smarrì, de' reni la forza sentì
fiaccata, e con trepidi piè ginocchio a ginocchio batté. Suoi maghi e indovini chiamò: «aiuto, venite», gridò:
«la scritta chi legger saprà, di porpora e d'oro potrà vestirsi, e consorte seder in terzo del regio poter».
I maghi le note non san che scrisse l'orribile man: e il re, per lo grande terror, e i Grandi mutaron color.
Chiamato, compar Daniel, profeta del re d'Israel: «che far de' tuoi doni, non so. La scritta, se vuoi, leggerò.
Iddio, ch'è il padrone dei re, la gloria a Nabucco già diè, gli diè la tremenda virtù di reggere lingue e tribù,
d'uccidere a pieno piacer, far sorgere in alto e cader. Nabucco di contro al Signor levò la superbia del cor:
ma Dio d'ogni onore l'orbò, cogli asini al bosco il mandò: bagnaro il ferino suo pel le piogge e le brine del ciel.
E adesso il suo degno figliuol a Dio rinchinarsi non vuol: ne' calici sacri bevé, e i grandi e le drude del re
cantaron gli dei che non han né senno né lingua né man. Iddio sconoscesti: però Iddio quelle dita mandò
di mano veggente, immortal, scrivente la scritta fatal, che dice: “ecco l'ultimo dì: Iddio lo tuo regno finì”:
Iddio di sua man ti pesò, il peso calante trovò. Sei morto. La tua potestà nel Perso e nel Medo n'andrà».
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