S'io ardo o avvampo o disïando agghiaccio,
s'e mie pensier son dolci o sono amari,
che n'hanno a far gl'invidïosi avari?
perché si dàn del mio mal tanto impaccio?
E s'io mi cuoco o s'io mi struggo e sfaccio
per gli occhi ch'io tant'amo ed ho sì cari,
perché vuol pur la plebe ch'io impari
seguire il suo bugiardo e falso laccio?
Perché si rende malevole alcuno
al mio soave e dilettoso bene,
mormorando di quel ch'a lui non tocca?
E s'io converso o uso con nissuno
sol per dar rifrigerio alle mie pene,
perché al maldire adopra altri la bocca?