Tanta è la pena ch'i' ho portato e porto
dopo la tua partita, o car signore,
che dì e notte se ne strugge il core,
se dallo scriver tuo non ho conforto.
E però la tua penna per diporto
priego che pigli, faccendoti onore,
e de' tuo dolci versi scrivi un fiore,
se non ch'alla tornata sarò morto;
e dimmi dal dì in qua di tua partita
se mia persona a tua degna memoria
ha fatto nel pensier punto reddita.
La mente mia da te non fia già ignoria,
ma sempre t'amerò nella mia vita,
sperando per tua grazia aver vittoria.