Come per ibernal freddo ristretto
col sol del Tauro in fronda torna il fiore,
tal son fatt'io, che 'l mio greve dolore
in piacere ho cangiato e in diletto;
e 'n dir quante volte aggia io benedetto
Venere e 'l figlio e quel vago splendore
ch'ha rivolto a merzé tuo gran valore,
come a cosa impossibil non mi metto.
Dico ben che l'ardente mio disio
per tuo gentile offerta è sì cresciuto
che più che morte or mi saria l'oblio:
fammi mestier, signor, tuo presto aiuto;
e qui Fortuna, Amor, i Cieli e Dio
mi scusin s'io ti stringo al non dovuto.