Lo dolçe guardo che per gi ogli varga
nel cor mïo, sì forte lo occuppa,
ch'e' da dilecto quasi si ostuppa
e sbigodito pensa che gi carga.
Poi ode scendere una boçe larga
dal celebro, che cridando diruppa:
« Guarti, guarti, ch'amore ti voluppa
cum la saeta d'oro ne la targa ».
La mente se svegliò e disse: « O core,
perché enver'memoria non ti sculpi,
che teme che tua vertù non disperga? »
Ei el a lei: « L'opra mostra 'l valore,
ché seguro mi sento di tal culpi
per questa donna che mego alberga ».