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1359–1431

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Niccolò da Uzzano

Antichi amanti della buona e bella, magnificata dalle vostre spese tanto che tutto 'l mondo ne favella, lasciate omai passar vostre contese,

ch'avete fatte per farvi maggiori della sua corte e del suo bel paese. Se non lo fate, tosto con dolori sarete spinti fuor della sua sala

da gente nuova e vostri debitori, però che la lor gente è tanto mala e tanto ingrata e tanto sconoscente che a vo' torranno l'uso della scala.

Adunque, antica e valorosa gente, ponete giù al tutto vostre gare e fate fra vo' pace prestamente e non lasciate più in alto montare

l'orgoglio dell'ingrate e nuove genti, che voglion vostra donna trasmutare. Vo' siate savi e siate sì possenti che, seguitando degli antichi l'orme,

vo' tornerete ne buon reggimenti. Farete risentir colei che dorme e ha dormito dopo il settantotto, perché vocar non può l'antiche forme.

Se vo' tirate tutti a uno scotto, la bella donna convien che sia vostra sanza contesa e sanza far rimbotto. A terra caccerete chi dimostra

d'amar lo scudo azzurro e' gigli d'oro e nel segreto fanno falsa giostra. E son già tanto forti su nel coro del bel Palagio colle bianche e nere

ch'è poco men che tutto il cerchio loro. E quando va a partito il cavaliere o 'l mercatante o 'l cittadino antico, va come va la zuppa nel paniere.

Adunque, antichi, il mio consiglio dico: che questa donna sia tosto soccorsa sanza soggiorno e sanza altro riplìco. E dico che, per far la buona borsa,

che vo' facciate arroti allo squittino col suon del parlamento alla ricorsa; dove il mezzano, il grande e 'l piccolino s'accorderanno insieme ad una boce

nomar chi sortirà vostro dimino. Saranvi Santo Spirto e Santa Croce, Santa Maria Novella e quel del Duomo, che schiacceranno la malescia noce.

Per tal maniera fia dato lor tomo giù per le scale a quella gente nuova che voglion rimbottare ogni vil uomo. Deh, non temete, fate detta pruova,

la qual fu fatta nel novantatré dal cavalier che più non ci si truova! Il qual sarebbe stato degno re, pella sua grande e degna vigoria,

che spesse volte ci si vede, ed è. E' c'insegnò di far la buona via, la qual ci convien far d'ogni dieci anni solo una volta e con piena balìa,

acciò che nuove genti sotto i panni non facessi con le fave lor postierra, come più volte han fatto con inganni. Se vo' indugiate a far la detta guerra,

la bella donna fia sì mai menata che la sua fama ne sarà poi 'n terra e di far questa fra gli antichi grata concordia, che sarà la medicina

da rampognar la gente ch'è mal nata. Ma fate capo alla rossa aguglina, col drago verde della fedel parte, che dette al gran tedesco disciplina.

Ell'è colei che sempre ben fa arte, quella che c'insegnò in quelle schiere dove Martino s'adorò per Marte. Ma date di giustizia il gonfalone

a uom prodotto di famiglia antica, esperto e franco, e che non sia garzone. E quando fornirete la rubrica dell'ordinanze delle vostre leggi,

non vi rincresca di trarne fatica di farla in modo tal che apareggi a quelle della donna vineziana, che son mill'anni stati ne' lor seggi.

Fate ogni legge sempre non sia vana; quella che guidi questa donna pia non sia baciata da gente villana. Se non lo fate, la mia fantasia

mi profetizza, e fovvene protesto, che mala fin convien che di no sia. Davanti che dua volte fia l'agresto rinovellato nella vostra vigna,

il vostro stato sarà tutto pesto da quella nuova gente che traligna.

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