Pascul de vizii, pocul di veneno,
ospizio di dolor che hai nome corte,
de invidie, odii e rancori arra, di morte
in ogni canto e insino al tecto pieno,
ben sparge el seme in arrido terreno
quel che s'invecchia a le tue ingrate porte,
e sempre vive a più infelice sorte
quel che più applaudi o che blandisci al seno.
Como l'aquila fai de la testude,
che in alto i levi e puoi presto li abassi,
e godi più che l'un l'altro delude.
In te, casa d'error, continuo stassi
tra l'aqua e 'l foco, el martello e l'incude:
che sian maldetti a te tutti i mie' passi.