Se l'occhio trapassò, Signor, l'obiecto
in contemplar di Te l'alto mistero,
colpa non fu la mia, ma per dir vero
d'una opra bella Tua fu sol diffecto:
ché avendo dato al suo ligiadro aspecto
de tutti i sensi miei l'arbitrio intiero,
l'occhio, al desio seguir prompto e legiero,
non puotte da ragione esser corretto.
Perdon Ti chiedo, e perdonar mi déi,
ché questi i gradi son per quai se ascende
a contemplar quel che là su Tu sei;
e se pur l'acto, Signor mio, te offende,
rafrena, Tu che pòi, gli affecti mei,
ché sempre dove è il cor l'occhio si extende.