Conscio fidel de tutte le mie doglie,
con il qual parlo e piango il mio dolore,
che (se licito è a dir) tanto è minore
quanto il tuo dolce suon parte ne toglie,
per un tuo simile ebbe Orfeo la moglie,
che li placò quello infernal furore:
cusì ancora io placar Fortuna e Amore
spero, ché onor non li serian mie spoglie.
In te non si consuma altro che nervo,
e no ancor tuo; in me nervo, ossa e polpa
patiscon tutti, e con il corpo l'alma.
Supporta adunque se di te mi servo,
ché quanto più patirem senza colpa
più dolce avrem la victoriosa palma.