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1450–1508

404

Niccolò da Correggio

Quando da quel che se ama si riceve ingiuria, e che per quel manchi l'amore, ne dòle assai, ma pur l'è quel che deve. Cusì advien de duo amanti: se l'un mòre,

l'altro che resta, benché assai si lagni, perché ragione el vòl, frena el dolore. Simile è d'ogni amor che si scompagni, ché, dove è forza o alcun de lor diffecto,

non par che l'altro longo pianto bagni: perché quel che si vede esser neglecto, verso il disprezzator si sdegna e indura, e più, quanto più amor gli ardeva el pecto:

ché questo è privilegio di natura, amar chi è amato, e patir pena e affanno con dilecto e piacer mentre amor dura. Ma quello è ben fra tucti el magior danno,

dove si perde un faticoso acquisto senza morte che 'l toglia, fraude o inganno. Ahimè, questo è che mi fa viver tristo, né mi lascia morir, tanta è la doglia,

né a poterla soffrir manco resisto! Quando è conforme l'una e l'altra voglia, pena magior non scio, se iniqua sorte l'onesto conversare advien che toglia.

Ahimè, che gli è pur troppo acerba morte, che a iniusto exilio el corpo errando stenti, e l'alma chiusa resti in dure porte! Ah, crudo celo, al men, puoi che consenti

ch'el sia in poter d'altrui tuor la mia vita, fà che del pacto suo lei non si penti! Puoi che la dextra mano in fede unita fu con la mia, stia ognor ferma e constante,

ché anch'io da quella non farò partita. Non cerco aver con lei nome d'amante: di servo basta, e pur ch'ella el cognoschi, saldo e fermo starò più che adamante.

Se per dolore abitarò ne i boschi, e sappia che di me lei si ricordi, partannomi delizie gli antri foschi. Pur che 'l suo amor col mio ben si concordi,

non temerò mar, stagni, fiumi o laghi, leoni, orsi, tigri, draghi o aspidi sordi. Se in battaglia advien mai che' alcun m'impiaghi, e lei, sapendol, pur getti un suspiro,

quanto vòl puoi el mio sangue i campi allaghi; e quanto mai vedrò e quanto ora miro, parrammi veder lei, che ogni acto e gesto a sua similitudine retiro.

Dove io me sia, benché abbia a viver mesto, e che si godi ovunque ella dimori, disponerommi ad alegrezza presto; se alcun mi offenderà, che lei puoi onori,

obligarommi a quel sempre servire, sempre disposto a tutti i suoi favori. Io non potrei qui tutti i casi dire noiosi a me, che a lei pur fusser grati,

ch'io non bramassi, e il men seria el morire. Ma io prego bene el cel, le stelle e i fati, ogni virtù, ogni influxo e la fortuna che questi preghi non mi sian negati:

che, s'io solo starò, lei ancor digiuna d'ogni altro amor si stia, benché constretta fosse da qualche rea parca importuna. E se star converrà alquanto ristretta,

patisca, perché drieto a' tempi rei un bel seren più assai piace e diletta. E puoi che questi extremi preghi mei a lei dir non mi lice, el vento i porti,

e da lui intenda quel che dir vorei, ch'è questo sol: che per mio amor supporti e ne l'absenzia stia salda ed immota, ché 'l sperar con ragione ha mille porti;

e se in parte talor fosse rimota, che di me non sentisse, sempre speri, ché di Fortuna è mobile la rota. Oggi vediam stentar chi godette eri,

e per contrario, puoi che 'l mondo vano è un bosco atraversato de senteri. Lasci d'alcuno amante el modo insano nel quale un fermo cor si serba tanto

quanto può stendere al suo amor la mano: de virtù, di constanzia non ha vanto quel che non può patire ingiurie e sdegni e non resiste a li suspiri e al pianto.

Se questo obtenirò, ch'io el vedrò a i segni, benché Fortuna m'abbia posto al basso, Amor, s'io fossi bene a i stigi regni, guida al tornar serà d'ogni mio passo.

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