Serà pur ver che ognor contrarii venti gonfian le vele mie, né mai fortuna cessi a darmi cagion ch'io mi lamenti? E che d'ognor ne l'onda oscura e bruna
solcando vada, e tra le arene e i scogli mi guidi a fracassar stella importuna, e il mio naufragio al manco non raccogli porto sicuro, o a lito alcun non fermi
l'àncore, e de mia sorte io non mi dogli? E che una volta al men debba vedermi carica d'altro che di doglie e affanni, e chi 'l può fare in pace mi confermi?
Ché, s'io ben penso i mei preteriti anni, combattuta da l'onde, io non mi admiro se più che d'altri son gravi i mie' danni: ché alcuna volta un profondo suspiro
tanto m'ha spinta, che a tornare indietro a poggia e l'orza ho facto più d'un giro. Or più che mai dal mio desio mi aretro, e se mai viddi terra, or son sì larga,
che ogni speranza mia torna di vetro. Le Colonne altra nave ancor non varga: io me l'ho già lasciate adietro tanto, che a' venti ignoti advien le vele sparga.
Quante sirene già con dolce canto mi son venute intorno, e dentro vista, le voci han per pietà converse in pianto! Non trovo più di legni alcuna pista,
non più pedota alcun trovo in camino, né più spero in le ciner del Baptista; non vego mete e non più peregrino a me bisogna, e vo senza conforto,
stimando cusì voglia il mio destino. Non de letizia più alcun segno porto, non più cognita stella in cel si vede, né indizio ho alcun del desïato porto;
sancto Ermo el lume più non mi concede, e dove sia la terra non cognosco, e più non vale a dimandar mercede. Legno infelice de infelice bosco,
nave da non portar preziosa merce, ma sassi e arene, anzi aconiti e tosco! Infelice anco el patron che ti exerce, infelice ciascun che in te si adopra
e chi tagliò tante infelici querce, e quel fabro lignario che fe' l'opra, chi mi calafetoe e mi pose in acque, che la carena non mandò di sopra!
Maledico e biastemo el dì ch'el nacque chi me armò puoi di remi, corde e vele e a chi de navicarmi in prima piacque sia maledecto ancora, e se querele
del cel potesse far, di lui vendetta dimandaria, chiamandolo crudele. Ciascuna onda che 'l mar turbato getta biastemo, e la fortuna, che ognun teme,
como perfida ognor sia maledetta; e tutti i mezi con le parti extreme che questo mar con suoi liti circonda, sian maledecti tutti quanti insieme!
In sangue convertir si possa ogni onda, e puoi nascer di quel tanta procella, che al mio desio el gran danno corresponda: busol, penelli, calamita e stella
si perdi, e in tutto mancar possi l'arte, fino al guidar per fiume navicella; non si trovi remigio, arbori o sarte, patron, scrivan, comiti alcun non s'ami,
né il timoner coi consiglieri in carte. Se mai in fortuna son, sancto non chiami alcuno in me, né chi la vela cali sia, perché creda che salute io brami.
Lascimi pure i corsi mei fatali, como el cel vòl, finir, ché l'è men doglia presto perir che patir tanti mali. Furia internal dal lito ormai mi scioglia.
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