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1450–1508

401

Niccolò da Correggio

Quel che tu legerai su queste carte, se avran grazia venir nel tuo conspecto, la lingua el dice, ma dal cor si parte. Di quel che t'hanno a dir, doglia è il subiecto,

che dopo el tuo partir non ne fu' priva: perdona adunque se le avran diffecto. Non aspectar che con ordine io scriva, ché le querele e i mie' iusti lamenti

vengon qual mar dopo fortuna a riva; ma se biasmarti ne i mie' versi senti, perdona e muta vita, ch'io ti acerto ch'io ancor mutarò stil se tu ti penti.

Lascia abitar le fere entro el diserto e torna a la cità, se non, l'accusa non serà del mio dir, ma del tuo merto. Non ti valrà, se tardo torni, scusa

d'esser tincta dal sol, d'essere inculta: novi abiti e costumi ognor qua s'usa; non è licito a te di star sepulta ne la rustica villa, essendo a feste,

a spectaculi e a giochi fin qui adulta. Le compagne concive aspecton meste che tu ritorni, e ciascuna ti scrive: non gli rispondi, e ognor ti fai più agreste.

Ma fra quante si doglion di te prive, un dolor tutti gli altri extremo excede: questa è Tirinzia tua, che a morte vive. La solitaria villa si concede

a chi è votata far celibe vita: abbi di nui, se non di te, mercede. Parmi che già da te vega partita la modestia civil, tutti i sembianti

che a la patria ti fén già sì gradita. Se i rustici te applaudon con lor canti, volgi a la patria sùbito i pensieri, che per la absenzia tua sta tutta in pianti.

Se in caccia per tuo amor si mostran feri con qualche orso o cingial, pensa tu alora a le virtù de i civil cavalleri. Se di fiori o di fructi alcun te onora,

pensa a i lauti conviti e a gli apparecchi per te già facti, e che qui ognun te adora. Altro che in vasi pastorali o secchi non ti pòn dare el vin linfato o il lacte:

qui el nectare in argenti hai, che ti specchi. Se per te alcun con fistule combatte, rozi versi alternando in questi lochi per te si son già mille giostre facte.

Se ti menano a balli o fanno giochi, oh quante farse, oh che comedie in scene te aspectan, non mai più viste, o da pochi! Se hanno ghirlande là di fructi piene

e te ne ornin le chiome, oh quante perle avrai, se vòi, e quante auree catene! Non canton sempre rusignoli e merle, non sempre là son fronduti i boschetti,

le fragole chi può nel verno averle? Non è cosa a la villa che dilecti, che la stagion non te la toglia al fine: che fructi più da quella villa aspecti?

Como comminciano a cader le brine, in casa a piccol foco e a molto fumo stassi, e le stalle i greggi han per confine. Deh, torna, ché a aspectar più mi consumo,

e se altro no 'l può far, fòrzite Amore, che a dimandarlo debitor prosumo Son como la cità che, ove el signore languido giace, el populo è mal sano:

i membri ho infermi perch'el pate el core. Per questo ancor la inferma e debil mano più oltra non può andar; la lingua or tace: quanto dicesse più, seria ormai vano.

Torna, Silvia, se il cel brami con pace.

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