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1450–1508

400

Niccolò da Correggio

Un sagittario bon che l'arco tiri per mostrar sua virtù, sempre ad un segno tende, e con l'occhio a quel convien che miri; e un pictor, benché sia de optimo ingegno,

bella opra non farà, se nel concepto prima non se avrà facto un bel dissegno: ché de ogni cosa l'ultimo in effecto è il primo in la intention, ché cusì vòle

el principe de gli altri, l'intellecto. Cusì chi vorà ancor formar parole di te, che altra che te non t'assomiglia, converrà toglia le tue forme sole.

A questo obiecto adunque alcia le ciglia mio basso ingegno, e questa musa implora, se vòi del Pegaseo regger la briglia. E tu, mia dea, nel cui poter dimora

lasciar mia nave in scoglio e trarla in porto, aiutala, ché a te driccia la prora. Potresti forsi dir ch'io ti fo torto a dir tue laude in cusì basso stile:

l'è il ver, ma con li exempli io mi conforto, perché ognor vego opere alte e sutile facte d'umil materia, e vego impronte di Iove e d'altri dei di terra vile,

e alor che sono a tanto onore assonte che rapresentin simulacri santi, ciascun le adoran puoi con le man gionte. Però non ti sdegnar tu ancor ch'io canti

le tue virtù, ché, avendo l'occhio a quelle, converrà che ciascun mie' versi vanti. Se gloria è superar tutte le belle, questa per prima è tua, ché ognun te acerta

che tu sei un sol fra le più lustre stelle. Se in quel che non scia dirsi onor si merta, che è un non scio che di grazia, ognun ti dice che a le Carite devi esser preferta.

Se fama è uscir d'una antica radice che abbia già facto bei fructi a Natura, godi, ché in questo ognun ti fa felice. Se bello è in teneri anni età matura,

tu ogni altra excedi, ché al lasciar le fasce sempre a ogni acto gentil ponesti cura. Se giova, quando al fonte si rinasce, bel nome, el tuo pudico quello excede

d'opre e di nome da chi el nome nasce. Se onore è avere a' subditi mercede, la cità che è mo' tua libera rende el tuo favor, al quale ogni altro cede.

Se la nativa patria a un gloria rende, la cuna tua fu in sul trïonfo Roma, con cui di parità nessun contende. Se grato è quel che per virtù si noma,

amata esser déi tu, ché un tuo sol sguardo tutti i pensier d'ogni lascivo doma. Se 'l motteggiar ligiadro e con risguardo si lauda e aprova, ohimè, ch'io mi ricordo

cosa di te, che mi fu al pecto un dardo, quando al concento di süave accordo non volesti por mano, arguta e pronta mordendo chi si fece al tuo dir sordo:

de l'altrui vergognar forsi e qualche onta arrossir le tue bianche guanze vidi, como rosa in lo aprir, quando el sol monta! Scio como parli e con modestia ridi

(vegoti, benché absente ora io mi trovi), e como infermi sani e i sani uccidi; scio el gesto singular quando el piè movi, vego i tuoi peregrin abiti onesti,

noti a te stessa, ma a tutti altri novi; benigna scio como a l'udir ti presti, e mi ricordo ancor del modo grato quando benignamente m'accogliesti,

alor, dico io, che incognito e larvato, fra le delizie tue non ti sdegnasti farmi seder contra el tuo ricco strato. Per dirti ch'io mi sia, questo ti basti,

fin che con servile opra io sciolga il nodo che al collo umanamente mi legasti. Stando ora in quel pensier tuttavia godo, ch'io aspecto di servirti, e il cel ringrazio

che ha dato al mio desio sì dextro modo; e benché or sia tra nui notabil spazio, le membre pronte e le disposte voglie per te se assettan veder presto el Lazio.

Da la noce sì tosto non si scioglie spinto da corda uno impennato strale che 'l veder per prestezza a gli occhi toglie, como io giongerò al piè de le tue scale,

pur che dicto mi sia: — Pònti a camino!, — ché Amor promisso m'ha prestarmi l'ale. Forza è ch'io adori el tuo aspecto divino, ché questo al nascer mi fu dato in sorte

e mal si può fuggire el suo destino. Mendici assai stanno a le regie porte, che 'l re mai non li vede, e ciascun vive del suo, ché questo è gran gloria di corte;

esser non dénno anche tue voglie schive pascere altri del tuo, se tu no 'l senti, como farà chi questo ora ti scrive. Però di grazia pregoti che assenti

che dir mi possa tuo, ché sol di questo cibando viverò, se ti contenti. O servo o ligio o mancipio, ognor presto serò a ubidirti e pormi al collo el ferro,

perché el mio stato a ognun sia manifesto. S'io chiedo troppo, e se nel dir forsi erro, scusa l'affecto, e per non far più errore la man ritiro e qui la bocca serro,

uscito pria un suspir che t'invia el core.

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