Non vengo per dormir, dolce mio lecto,
ché altro officio a i tristi occhi or si conviene,
ma per giongerti a penne tante pene
che a fatica capir le possi il tecto.
Tu fusti facto (io el scio) per un ricepto
di stanche membre, d'ocio e sonno piene;
or per contrarie cause a te si vene,
e pria che 'l giorno sia, vedrai l'effecto.
Tutto convien ch'io ti travagli e pesti,
ché quando l'alma e il cor non trovan loco,
degno non è che 'l corpo in pace resti.
E s'io ti bagno ancor, supporta un poco,
ché per sciugarti avrai rimedii presti,
perché in bocca ho suspiri e in pecto ho foco.