Occhii piangieti in compagnia dil core, anima sconsolata or ti lamenta ché 'l ciel mi priva d'ogni mio splendore. Chi poria più mia vita far contenta
puoi che madonna circa mutar stille? Colpa è d'Amor ch'a torto mi tormenta. Non par che sia per me fiorir d'aprile: canti a sua posta Filomena ormai,
venga pur primavera signorille, Zefiro spira e porga i chiari rai, Febo ragiando illumini la terra, ch'io non aspetto se non pianti e guai.
D'aspro suplizio e sempiterna guerra plena sarà la mia dolente vita: or convien ch'odio porti a chi è sotterra. La Clara luce fa da me partita
e va a luminar giente tramontana; il mondo, lasso, a lacrimar m'invita. Angielico splendor in forma umana, o sol degli occhi mei conforto e pace
ch'or fatti son de lacrime fontana, quanto la tua partita a me displace sarà palese a tutto l'universo, insino al fiume dove el mar si tace.
Contrario vento, per mio mal, traverso, sento venir da impetüosa parte per far mio stanco ligno in mar somerso. Como la luce tua a me si sparte
sempre farò mia vita in vesta bruna per non veder la tua beltà senz'arte. Stelle, pianetti, signi, sol e luna, per pietà di me lasso or scolorate,
poi che per me non è speranza alcuna. O anime zentil di questa etade, zoveni amanti, suplicando io prego che tutti de mia pena lacrimade.
Deh, non mi fati di tal grazia nego, forsi fian vostri pianti ancor casone che mai siolto sarò dov'io me lego. Chi non dirà che in obscura presione
farò dolente tuto el viver mio, sprezando l'òr, fugiendo le persone? O mia zentil madonna, o mio disio, non ti scordar di me per zire altronde,
per cui lacrime tante a terra invio! O boca orïental de perle monde, volto da gierminar rose e vïole nel tempo che la terra più l'asconde,
stella celleste, inmaculato sole, liggiadria de le donne al viver nostro, belleze oneste acompagnate e sole, el mio dolor a tut'el mondo mostro
per abiti, per pianti e per lamenti de suspiri, de lacrime e de incostro. Più non saran i miei desir contenti, anzi saran cason del mio morire,
e già gli spirti son de piazer spenti. Io son disposto a te sola servire: và pure dove vòi, che notte e giorno verde sarà nel cor el mio martire:
l'aier seren del to bel viso adorno, gli occhii che son un sol de natura, meco saran per mio mortal sogiorno. Benigna più d'ogni altra crëatura,
umil per vista ed alta per virtude, succorri ala mia fé simplize e pura! Como l'alme da Dio speran salude, così spero io dagli occhii santi e casti
conforto ala mia debil gioventude. Lingua, madonna mia, non par che basti <a>la passion che dentro al cor sostegno, sì che con morte ognor par che contrasti.
Io son pien di suspecto e de disdigno non perch'io t'abia amata ne' primi anni, ma perché volgi altronde il tuo disigno. Lucida stella, io vivo in grandi affanni;
se pur in altri luoci viver vòi, serva l'amor, nemico d'ogni inganni. E cum sarai in le contrade toi ricordate me, che ligato e stretto
son per amor, amando gli occhii toi. Ch'om più non veda il giovenil aspecto che smarito sarà del nostro templo: ognor lacrimarò l'acerbo effetto.
Vita mia cara, o manifesto exemplo del ben del ciel, a nui perfecta gloria, occhii legiadri che nel cor contemplo, abi della vita mia victoria
che ogni animo zentil spera d'avere per onestade, non per vanagloria. Si non credesse più poter vedere gli occhii, ch'al mio cor dan tanto afanno,
circarei morte per magior piacere. Ardendo vivo, lasso, il secondo anno ed arderò, se tu non dai rimedio a tanto acerbo e fastidioso danno.
Io t'ho amata cum dilecto e tedio, tedio temendo di non m'essere tolta, dilecto per sperar pace, e l'asedio ha tanta fiama in me stesso racolta.
Però ti piazza di mutar camino ché l'alma stanca dal so corso è volta non per elleczïon ma per distino.
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