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1450–1508

399

Niccolò da Correggio

Surga in aiuto de la falsa accusa, che 'l misero amator con morte aprova, Amor, ché altro che lui non può far scusa; e il caso, amanti, tanto non vi mova,

che al iudicar mie colpe un di vui penda, ché uno inclinato a parte el ver non trova. Non vo' che altro che uno acto mi diffenda da ogni impietà, che fu el volerlo udire,

benché vergogna ancor me ne riprenda. Io non fui mai cagion del suo morire, se 'l lasciarmi parlar, darli risposta può mitigare a chi ama el suo martire.

Ma chi cerca aver quel che troppo costa e de illecito cibo pascer vòle, da l'onesto desio troppo si scosta. El morir di costui mi pesa e dòle;

pur tanto l'onor mio mi ponge e preme, ch'io temo ancor del caso far parole. Ma puoi che vivi non ci volse insieme onesto amore, i corpi poseranno

in un sepulcro a le mie ore extreme; e in ricompensa del suo tanto affanno giongerò a' versi del suo sangue scritti cose che lui non disse e altri no 'l scianno:

como e in qual giorno fummo ambi traficti, la causa che 'l mio amor tenne coperto, e perché non udì' suo' extremi dicti. Ch'io amassi el miser morto ognun sia certo,

e che 'l colpo d'Amor fusse in nui equale creda, ma al suo desio longi era il merto. Non fu né il suo né il mio colpo letale; ma de una equal ferita in dui diversi,

l'un ne guarisse e ne l'altro è mortale. De mia man questo agiongerò a' suo' versi, rinfrescando el suo sangue col mio pianto, che al suo morir di me gran parte persi;

e giurarò su quel, viva pur quanto viver può mortal donna, a secul, d'anni, mai non vestir d'altro che negro manto. Né vorrò sol per testimonio i panni,

ma l'inculto ornamento al viso mesto fede farà de li intrinsichi affanni; e de la vita mia quanto sia el resto per lui consumarò in devoti preghi,

l'occulto amor facendo manifesto. Cusì al mio fin perdon non mi si neghi de alcun mio error, como io celibe e casta starò, né nodo alcun fia che mi leghi.

E se a' meriti suoi questo non basta, la forma mia, che causò la sua morte, serà da me in tutto anullata o guasta. Se la mia man puoi non serà sì forte

como la sua a morir, piccol veneno compagna mi farà de la sua sorte; e puoi che di nui fia un sepulcro pieno, vorò sia sculpto in quel como in poche ore

anch'io per lui di mia man venni al meno, e como lui morì per troppo amore, io per il simil, ma con questo agionto, che agravò la mia morte el suo dolore.

El nome mio con l'altro del defonto, con el cognome ancor vo' che si scriva, ché d'onor più oramai non tengo conto: che se uno amante a quel sepulcro ariva,

che 'l pianto contro a me lecto abbia a caso, non mi creda crudel né che ancor viva. Se tra el suo pianto e il mio serà rimaso acto non scritto, e che ad alcun sia noto,

scrivasi pur del cinere in sul vaso, ch'el non si trovi o proximo o rimoto che non sappia di nui l'ultimo fine, e se d'Amor serà qualcun devoto,

gli recapricci el nostro exempio el crine.

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399 · Niccolò da Correggio · Poetry Cove