Dopoi che in questa man sta la mia morte, e che concesso mi è dir quel ch'io voglio, a vedere il mio fin, crudel, sta forte. Prima da l'odio tuo licenzia toglio,
non dirò dal tuo amor, ché amor non hai, né più como io solea di te mi doglio; anzi voglio io, se me offendesti mai, che de ogni colpa sii libera e sciolta
(e pur, se offeso son, scio che tu 'l sciai). E se a la morte un misero se ascolta, gli extremi preghi mei siano exauditi: questa spoglia non sia da alcun sepolta.
Spiriti non serian clementi o miti che mi negasser questo, ch'io dispono che i casi mei non sian sì presto obliti. A chi già el corpo diedi, l'alma dono,
ché altro non ho, né scio ancor s'ella è mia, e a chi è cagion del mio morir perdono. A uscir d'affanni questa è dritta via, pur che, quando serò in terra disteso,
ardito alcun di movermi non sia. Quando da ognun serà il mio fine inteso, se fere o ucei di me pascer voranno a posta sua, da alcun non sia diffeso.
Non sia per me chi pigli un mesto panno, e se attinente ho alcun, lieto pur vivi, perché alor serò uscito fuor d'affanno. E se serà chi il mio fin mai descrivi,
dica sol la mia morte, ché più inanti per onor de chi scia non vo' che arivi. Restati in pace vui, compagni amanti, pigliando sempre del morir mio exempio,
che serà medicina a molti pianti. A te, che vedrai adesso el crudo scempio, non dirò più, ma puoi ch'io serò morto, pensa a che prezio el tuo voler adempio.
Da te non voglio nel morir conforto, né ancor crederia averlo s'io el volessi, ché bene alcun non giova in tempo corto. Da la memoria a lo intellecto i messi
vengono a dirli i tuo' passati oltraggi, e ch'io sèguiti el fin che già mi ellessi; e i sensi, che a li insoliti vïaggi dovrian tremar, mi dicon che costume
de varïar pensier non è de saggi. Però ti vo' far qui di sangue un fiume per la tua grazia aver, che mai non ebbi, se forsi un miser troppo non prosume.
Se mai piacer col mio penar ti crebbi vivendo, di mia morte essendo vaga, pensarò ben che or iubilar tu debbi. Eccoti, impia, oramai la prima piaga:
guarda se nel mio cor sculpta ti vedi, mentre che 'l sangue ancor fuor non alaga. Ah pietà, fincta! Ahimè, tu movi i piedi: pentita vòi mostrarti dil tuo errore
or che rimedio al mio scampar non credi! Fèrmati e guarda questa, che è magiore, guarda che a' piedi tuoi già gionto è il sangue, ma guarda ancor quel ch'io fo per tuo amore:
col dito in sangue scrivo, e il cor che langue dita a la lingua i versi, e perché li odi, la voce li pronuncia in corpo exangue; e se ben del mio mal, cruda, tu godi,
lasciali lor su questa amata terra scripti, che altro che 'l tempo non li rodi. Chiudi, o sol, gli occhi! O cel, l'orecchie serra, che tu non veghi e alcuno in te non senta
l'orribil fin de una amorosa guerra! Ecco, crudele, or vivi mo' contenta! Questa è la terza ed ultima ferita: per piacer tuo e mio strazio Amor consenta
che l'odio tuo e il mio amor restino in vita.
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