Questo pallor che è sule mura e il tecto,
fumo non è (non sia che se ne admiri),
ma egli è il vapor de' mie' caldi suspiri
che a moltitudine escono dil pecto.
Il pavimento che è bagnato e il lecto
non vien da umidità che 'l caldo tiri,
ma le lacson, che i mie' martiri
premon dal core e io fuor per gli occhi getto.
Il degiun, le vigilie, i rotti panni,
gli occhi già scemi e il livido colore
indizio sono assai de i longhi affanni.
Ma perché alcuno in me non pigli errore,
questi son de Fortuna tutti inganni.
Confortativi, amanti: el non è Amore.