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1450–1508

377

Niccolò da Correggio

Se dato è al pesce el respirar ne l'acque, a li ucelli el volar per l'aria e 'l celo, e il vivere a le talpe entro la terra, perché Natura el fa, non par gran cosa.

Ma se Icar perse le incerate penne, proprio d'omo non è l'andar pel foco. Amor, che ignudo vive in mezzo el foco e fa del foco ancor nascer vive acque,

né se abruciano o bagnan le sue penne, ha questo per virtù data dal celo; ed io che 'l scio, no 'l reputo gran cosa, ché i dei non son subiecti a opra di terra.

Stupido resto ben che uno om di terra como io possa star vivo in mezo el foco, a lo incendio del qual non dura cosa, e che da gli occhi mei pioven sempre acque,

e ch'io presuma e creda andare al celo senza aiuto di scala e men di penne. Stracca ho la lingua già, mano e le penne a dir la vita de gli amanti in terra,

che alcun segno non ha felice in celo, e acceso m'han già a mille doppie el foco (che asmorzar lo dovrian) del pianto l'acque, e admirar non mi scio, tanto è gran cosa.

Sotto la luna non si vede cosa, che, a cognoscerla, ingegno senza penne non voli o ver non penetri ne l'acque e non suggiacia a la natura in terra,

salvo che 'l strano mio amoroso foco, in cui non può Natura e manco il celo. Alcun si è già somniato andare in celo e dicto questo (che è mirabil cosa),

che ne la terza sfera è questo foco; non scio se è ver, ché, non avendo penne, forte è a volar la su un corpo di terra, e Fetonte el mostrò, che cadde in l'acque.

Ne l'acque anch'io, quando mi credo in celo mi trovo, o in terra, ed è mirabil cosa ch'io voli senza penne e viva in foco.

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377 · Niccolò da Correggio · Poetry Cove