Dopoi che 'l dirti adio mi lasciò viva (ch'io no 'l credeti mai pure a pensarlo), ogni successo mio convien ti scriva. Certa non son però s'io potrò farlo:
la mano è inferma e ogni forza è consompta, e appena rotta da suspiri io parlo. Quando dicto mi fu: — L'ora tua è gionta e ogni altra cosa ad ordine te aspecta —,
cor non trafisse mai più acerba ponta. Con le usate compagne ero io ristretta; a quella voce cadde el corpo frale como cervia al venen de la saetta.
In un momento al piè de l'alte scale portata fui, tuttavia errando i spirti, ch'io non puòti pur dir: — Casa mia, vale! — Io non scio ben, signor, questo acto dirti,
ma in quel vagar scio ben che eri presente e dirmi — In pace và! — pareami udirti. Ed io sdegnata: — Ahimè, como consente tua lingua dir che in pace io me ne vada?
Che pace posso io aver, standoti absente? Tingi più presto in me tu quella spada, ché anzi desidro starti morta apresso, che un regno posseder per longa strada! —
Appena questo dir mi fu concesso, che tolta fui da sì dolce pensiero, pensier da me desiderato spesso. Ma puoi ch'esser mi viddi in sul sentiero
che mi menava a uscir fuor de le porte, feci tra me un proponimento fiero; e seria stata ad exequirlo forte, ma io non me ritrovai ferro o veleno,
ché in la miseria ancor manca la morte. Pur, non potendo sparger sul terreno per mia memoria el sangue, el pianto sparsi, che non bastò, per ritenerlo, el seno.
Venuta l'ora puoi del combiatarsi e di lasciarmi al mio supplicio ir sola, tutti i conforti qui mi furon scarsi. Qual — Và in pace, sorella! — e qual — figliola! —
diceami mesto, ed io fra morte e vita non seppi mai risponderli parola. Io ti guardai per dimandarti aïta, ma l'anima del tutto a te ne venne,
che non volea col corpo far partita. La turba astante dal cader mi tenne e cusì exanimata mi rivolse, veloce più che ucel non porta penne.
Quando un longo suspir l'alma raccolse, che mal pensier fu el suo non star dove era, lascio pensare a te se me ne dolse. Piangendo cavalcai fin a la sera,
né cusì presto fui gionta a l'albergo, ch'io mi spogliai, pigliando vesta nera; e per mandarmi ogni letizia a tergo, già m'accompagno con mestizie e affanni
como vedrai che in queste carte vergo. Se tanti mesi quanti son vissa anni viver credessi ancora, opra darei che il secul più non mi parasse inganni.
Questa a te è sola perché i pensier mei, como da me sapevi, sappi ancora, e sempre teco siano ove tu sei. E se, como io desio, segue ch'io mòra,
manda queste ossa a discavar di furto, che in la inimica terra io non stia un'ora; e perché io scio questa adverrà di curto, ti fo previsto; e accioché meglio intendi,
de extrema inedia el mio viver ascurto. Fà puoi la pira, e questo corpo accendi e in piccol vaso el mio cinere serra; ma a far puoi che stia occulto al vulgo attendi,
ch'el non è degno che l'ingrata terra, che viva non mi volse, abbia a sua gloria le spoglie mie de cusì longa guerra. Godrommi ben se de la mia victoria
contra al mondo fallace, in qualche versi fra pochi si vedrà alcuna memoria, ch'io fui, ch'io amai, chi m'ebbe e quel ch'io persi, como io mi tolsi al nemico e mi diedi
morta in tuo arbitrio, e i nostri casi adversi. Se tanto premio a i merti mei concedi che con risposta me 'l prometti in carte, benché io ti creda assai, questo a me credi,
del celo avrò la più beata parte.
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