Di quanto abraccio, cusì poco stringo,
ch'ogni mio imaginar ritorna in sogno,
e cusì fa, a voler più del bisogno,
che sempre ho sete, e al ber mai non attingo.
E quanto la fortuna più lusingo,
più in me s'adira, e a dirlo io mi vergogno;
se alcun favor mi dà, el dà con rampogno,
e io pur chimere in aëre depingo.
O felice colui che del suo stato
i termini passar mai non desia,
sapendo che qua giù nullo è beato!
Poco cibo bisogna a curta via:
ne la sua povertà tal vien laudato,
che infame è puoi, gionto a la monarchia.