Skip to content
1450–1508

344

Niccolò da Correggio

Di quanto abraccio, cusì poco stringo, ch'ogni mio imaginar ritorna in sogno, e cusì fa, a voler più del bisogno, che sempre ho sete, e al ber mai non attingo.

E quanto la fortuna più lusingo, più in me s'adira, e a dirlo io mi vergogno; se alcun favor mi dà, el dà con rampogno, e io pur chimere in aëre depingo.

O felice colui che del suo stato i termini passar mai non desia, sapendo che qua giù nullo è beato! Poco cibo bisogna a curta via:

ne la sua povertà tal vien laudato, che infame è puoi, gionto a la monarchia.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
344 · Niccolò da Correggio · Poetry Cove