Tu mi fuggi, crudele! O quanto a torto,
impia, di lacerarmi ti dilecti!
Tu vedi, ingrata, del mio amor gli effecti,
e non manca da te ch'io non sia morto.
S'io vengo a te como in salubre porto,
e tu sdegnosa volgi e non me aspecti.
Ma fammi pur quanti tu sciai dispecti,
perfida, ch'el mi resta anco un conforto:
che se gli è ver ch'el si purghi el peccato,
doppo morte, ove el si è vivo commesso,
ti serò ancor per penitenzia dato,
e nel foco che m'hai nel pecto messo,
tu ardendo, io morto, in un consimil stato,
ragion vorà che sempre io ti stia apresso.