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1450–1508

289

Niccolò da Correggio

L'ozio già tanto disïato godo qui, Antonio, in villa, d'ogni invidia privo, e mover sassi da un corrente rivo vedo, e a vane speranze ho posto el chiodo.

Non più biasteme, anzi dil cel mi lodo, né di lacrime più versi ti scrivo, ma in solitudine a me stesso vivo con cetre e canti e compagni a mio modo.

In una cosa sol me stesso danno: de l'età persa vanamente in corte, e ch'io non venni qui al vigesimo anno. Qui non ha forza Amor, né ardire ha Morte,

e se offendeno alcun, l'è per inganno, ché qui l'arbitrio regna, e non la sorte.

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289 · Niccolò da Correggio · Poetry Cove