L'ozio già tanto disïato godo
qui, Antonio, in villa, d'ogni invidia privo,
e mover sassi da un corrente rivo
vedo, e a vane speranze ho posto el chiodo.
Non più biasteme, anzi dil cel mi lodo,
né di lacrime più versi ti scrivo,
ma in solitudine a me stesso vivo
con cetre e canti e compagni a mio modo.
In una cosa sol me stesso danno:
de l'età persa vanamente in corte,
e ch'io non venni qui al vigesimo anno.
Qui non ha forza Amor, né ardire ha Morte,
e se offendeno alcun, l'è per inganno,
ché qui l'arbitrio regna, e non la sorte.