Quello in cui tanta grazia il celo infuse,
che Amor placò più volte in sul furore,
con doglia universale oggi sen mòre
e con lui quasi ancor tutte le Muse.
Morte oltra al suo costume attende a scuse,
ma quante più ne fa, cade in più errore;
pur dice al fin che fu astretta d'Amore,
che mille volte al suo dir si confuse.
L'impia ne mente, ché esso archi e faretre
ha offerti a farli più onorata pira,
e i poeti con lui tutte lor cetre.
La cità che da Iove el nome tira,
suo patrio nido, omini, arbori e pietre,
ciascun per Serafin piange e suspira.