Da Amor sbandito in solitaria villa
e del favor di corte in tutto privo,
tra fere alpestre incognito mi vivo,
e il foco usato al pecto pur sfavilla.
Guidami al sonno el suon d'una umil squilla,
stracco dal pianto che ha già facto un rivo,
e aiutano il dolor che in carte scrivo
la mesta Progne e l'infelice Silla.
Col sol mi levo e sùbito m'imbosco,
fuggo le case per minor mia pena,
cercando tra le frondi un loco fosco;
domestico son facto a Filomena,
fra sterpi noto, e me non ricognosco:
a tale el mio destin crudel mi mena.