Se ancor dura il vigor di quei bei lumi
col qual mia ninfa otenebrò già il sole,
e se può usar le sue dolci parole,
ardon con Iove in celo i sacri numi;
se quella man che viva arrestò i fiumi
sol per toccarli, è ancor como esser suole,
scio che Vener ne piange e a Iuno dòle,
gelose di tal forma e bei costumi.
Ma l'esser lei più d'altra in cel formosa
mitiga in parte le mie giuste doglie,
ché opra di Iove non è a Iuno ascosa.
Non sempre si ritien quel che si toglie:
chi scia se forsi di Pluto gelosa
Proserpina ad Orfeo rese la moglie?