Viddi con gli occhi d'Argo Ganimede
excitare aura dolce al summo Iove,
forsi scaldato per le immense prove
in fulminar chi 'l volea tuor di sede.
Sedea il signore, e quel dinanti in piede
gli stava, in forma non più vista altrove:
la forma, dico, con la qual rimove
l'ira al Tonante e fallo aver mercede.
Scherzava intorno al delicato collo
l'aurato crine, in dolce ambrosia sparso,
che a Iuno diede già di grazia un crollo.
Questo m'accese, se ben prima ero arso
tal che Esculapio con rimedi o Apollo
a mia salute ognun ne verria scarso.