Di nobil terra congregato un sasso,
da far sassificar propria Medusa,
ebbi io per sorte, e in lui tal grazia infusa
che 'l cel non la suol dare al mondo basso.
Natura il tolse; ond'io, misero lasso,
al gran dolor non ritrovando scusa,
el nome dolce ove la lingua era usa
posi a un mio caro ucel, d'ogni ocio spasso.
L'invida morte che avea perso il primo
(ché, como io credo, il cel vivo il possiede),
volse per sé il secondo, e cusì stimo:
di lui mi dolsi, essendo al nome erede;
ma de l'altro il dolor qui non exprimo,
ché ognun che ama se 'l pensa e lui se 'l vede.