Rimanti, o fidel servo, in quella pace
che ti può dar lo amaricato core,
e puoi che son per me venute l'ore,
andar convienmi ove a Fortuna piace.
Supplisca il volto, se la lingua tace,
a farti noto il mio intenso dolore:
cusì va spesso chi si fida a Amore,
di sue promesse perfido e fallace.
La fede almen, che in suo poter non resta,
ti lascio, e meco la tua, ferma, porto
che la partita fa manco molesta;
e se a la vita mia vòi dar conforto,
non far mia pena ad altri manifesta
prima ch'io gionga al mio fin breve e corto.