Se d'un cultor di selve exarse Iove,
dilecto forsi pria d'alcun pastore,
non puòte però aver suo primo fiore
se non colto e gustato a mille prove,
che senza transmutarsi in forme nòve
Febo già l'ebbe, credo, e un cacciatore;
or perso l'hanno, ma in sua vece Amore
se è dato a lor, né più si vede altrove.
Occulta l'ali, e con la dolce lira
che gli diè Apollo, fa un concento tale
che le selve ad udirlo e i fiumi tira;
e Ganimede d'uno aurato strale
percosso ha per vendetta, onde suspira,
ché rimedio di Iove a lui non vale.