O fructi alpestri, che le fredde brine
maturan, colti per le man di Amore,
oggi accendesti in me tanto d'ardore
che più non ha Vulcan ne le fucine.
Per vui surge la speme che era al fine,
ché mi mostrasti, sotto un bel colore,
como spesso un bel fructo e un vago fiore
convien cavarsi di pongenti spine.
Però tempo, suspir, lacrime o affanni
non mi puòn più doler, per quella spesi,
che può in un giorno ristorar mill'anni;
e se di vui a lei grazie non resi,
la lingua sola, e no il voler, si danni,
ché altro che me, tacendo, io non offesi.