Legno, che per accender più il mio foco
mi diè colei che la mia morte ha cara,
la mia salute sol da te se impara:
però ti tengo al cor prezioso loco.
Tu mi sei car, ché prima a poco a poco
ardeva; or la mia fiamma è tanto chiara,
che quella tardità che mi era amara
a lento andare, al sùbito fia un gioco.
Dunque ringrazio lei, ninfa gentile,
del desïato don che è la mia morte
e del sasso a cui son l'esca e il focile.
Di servitù d'Amor, de odii di corte
uscirò a un tracto, e chi mi tiene or vile
forsi piangerà presto la mia sorte.