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1450–1508

15

Niccolò da Correggio

Italia, piangie la tua sorte dura, apri gli occhii, toi ciechi e guarda il caso: tolto te ha Galia la tua Clara stella che coi raggi fugita è verso ocaso.

Tu scei servata in fosca sepultura, priva d'ogni splendor, d'ogni facella che ti prestava e meza nocte quella ch'è gita a dar luze a un altro clima.

E tu non ne fai stima, né sai in quanto danno scei rimasta, prendi il tuo scudo e l'asta e fà vendetta contra Franza altiera

che il chiaro sole ha tolto a nostra spera. Mantua, infelice più d'ogni altra terra, aflitta, sconsolata, trista e mesta, de pianti, de suspiri e affani piena,

convienti mutar viso e cangiar vesta; convienti contra Franza mover guerra che ti ha privato dela tua sirena che col cantar vinceva Filomena.

Tu scei rimasta fra corbe e corbice: partita è la fenice ed è fugita verso l'ocidente, lassiando l'orïente:

volata è nel paese di la Franza ove tien il suo nido e la sua stanza. Piangi, turbata casa di Gonzaga, piangi l'acerba e instabile fortuna,

piangi il tuo fructo, piangi il gientil fiore guasto dal vento e da tempesta e bruma. Non vedi tua ferrita e la tua piaga? Tu scei rimasta in pena e in gran dolore

e non t'acorgi del comesso erore, che Franza ti spoglia del tuo manto, lassandote nel pianto. Guarda nel regno e vedrai l'inganno,

vedrai lo fatto danno: partito è il chiaro sul come saetta e scei rimasta vidua e soletta. Esperie ninfe, che fareti ormai?

Partito è il vostro porto e il bon governo, la vostra guida e la vostra Dïana; rimaste sceti in un dolor eterno, in angustia, in fatica, in pene e in guai;

secco è ogni rivo, secca è ogni fontana, per l'acerba partita dura e strana di questa ch'è fugita in altri boschi, lassando questi foschi.

Coi capei sparsi per le nude spalle cridate in ogni valle, cridate in alta voce verso il cielo: forsi fia reso a vui l'usato vielo.

Piangieti luci alpestri e verdi monti, silve, montagne, valle, sassi vivi, boschi, campagne, campi ed arborselli; piangieti colli, fiumi, stagni, rivi,

Alpe, strate silvagie, poggi, fonti; piangieti erbe, piangieti vaghi augielli, tigri, leoni, pardi, cervi snelli; piangieti querce, abeti, lauri, fagi;

piangeti orsi silvagi; piangieti voi pastor, piangieti armenti rimasti fra ' tormenti; piangieti lupi e voi silvestre fiere;

piangieti ville, prati e voi rivere. Piangi fanciullo cieco, nudo e alato, l'arco tuo speza, spargi i capei d'oro, rompe le tue saette e la faretra:

privato scei del più rico tesoro che fusse nel tuo septro e nel tuo stato; rimasto è il regno como prigion tetra poi che partita è la lucente petra,

poi che partito è di belleze il mare che ti faceva andare cum la serena fronte e lieto viso e sempre star in riso;

e quella che facea l'està d'inverno, del paradiso ha fatto oscuro inferno. Piangieti sventurati e tristi amanti: partite son le rose e le vïole,

partite son belleze e liggiadria, fugito è in ocidente il chiaro sole, partiti son le perle e gli diamanti, partito è il lume de la nostra via.

Così fa la Fortuna cieca e ria: partiti son corali e li zaffirri, rimasti son martiri; partiti son costumi e zentileza,

rimasta è ogni tristeza. Piangiamo amanti, donne e vui donzelle, e malidiamo il cielo cum sue stelle. Canzion mia trista e piena di lamento,

vatene in Franzia da la stella Chiara e de Ittalia nara la ferrita per la sua aspra partita.

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