Ecco l'estate: ora ita è primavera;
gli ucelli ora han lasciato i dolci canti,
i fior caduti, rose, gigli e acanti,
né muge per amor più alcuna fera.
Questo è che de' suoi affecti ciascun spera
fructo di prole, o ver se 'l vede inanti.
Io che farò, che a mei nocturni pianti
dì non vien mai, né a quei del giorno, sera?
Già il sol dissolto ha ogni agiacciato colle
e placidi discorron tutti i fiumi:
Amor col foco un cor non può far molle.
E se in pianto ben par ch'el si consumi,
pietà non è, ma sol che in ira bolle
che omo mortale in lui sperar prosumi.