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1450–1508

129

Niccolò da Correggio

Per dar ristauro a le dïurne cure solea bramar la quieta nocte e il lecto; or li odio, ché altro in lor più non m'aspecto che sogni orribili, incubi e paüre.

Più dolce sonno han ne le sepulture i morti, ch'io non ho sotto il mio tecto: loro il suo corso han facto, io a quel m'assetto, e per vie forsi non sì ben sicure.

Và, dunque, nocte fastidiosa e longa, e torna presto, e il dì presto sen vada, che al lecto eterno anch'io presto mi ponga. Radoppi Febo a suo' destrier la biada,

e se non baston quei quattro, altri agionga, ché infamia è il frequentar tanto una strada.

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129 · Niccolò da Correggio · Poetry Cove