Un gigante v'è ancor, d'altezza tanta che da' sua occhi noi qua giù non vede, e molte volte ha ricoperta e franta una città colla pianta del piede;
al sole aspira e l'alte torre pianta per aggiunger al cielo, e non lo vede, ché 'l corpo suo, così robusto e magno, un occhio ha solo e quell'ha 'n un calcagno.
Vede per terra le cose passate, e 'l capo ha fermo e prossim'a le stelle; di qua giù se ne vede dua giornate delle gran gambe, e irsut' ha la pelle;
da indi in su non ha verno né state, ché le stagion gli sono equali e belle; e come l' ciel fa pari alla suo fronte, in terra al pian col piè fa ogni monte.
Com'a noi è 'l minuzzol dell'arena, sotto la pianta a lui son le montagne; fra' folti pel delle suo gambe mena diverse forme mostruose e magne:
per mosca vi sarebbe una balena; e sol si turba e sol s'attrista e piagne quando in quell'occhio il vento seco tira fummo o festuca o polvere che gira.
Una gran vecchia pigra e lenta ha seco, che latta e mamma l'orribil figura, e 'l suo arrogante, temerario e cieco ardir conforta e sempre rassicura.
Fuor di lui stassi in un serrato speco, nelle gran rocche e dentro all'alte mura; quand'è lui in ozio, e le' in tenebre vive, e sol inopia nel popol prescrive.
Palida e gialla, e nel suo grave seno il segno porta sol del suo signore: cresce del mal d'altrui, del ben vien meno, né s'empie per cibarsi a tutte l'ore;
il corso suo non ha termin né freno, e odia altrui e sé non porta amore; di pietra ha 'l core e di ferro le braccia, e nel suo ventre il mare e ' monti caccia.
Sette lor nati van sopra la terra, che cercan tutto l'uno e l'altro polo, e solo a' iusti fanno insidie e guerra, e mille capi ha ciascun per sé solo.
L'etterno abisso per lor s'apre e serra, tal preda fan nell'universo stuolo; e lor membra ci prendon passo passo, come edera fa el mur fra sasso e sasso.
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