Skip to content
1730–1808

SCENA VI

Melchiorre Cesarotti

O aure, aure leggiere, Deh scendete dall'alto, E voi raggi di Luna Alzate la sua anima.

Pallida pallida Giace la vergine Presso la rupe, Comala non è più.

Come? che dici? Morì la giovinetta Speranza del cor mio? Comala, ahi lasso! Comala sventurata!

Deh col tuo spirto almeno Volami in braccio, quando Starò muto e doglioso Sopra il mio colle erboso,

A te, mio ben, pensando. Oimè! la voce è spenta Della bella di Galma cacciatrice; Né più vedrolla ad inseguir con l'arco

I fugaci cervetti. Ah perché mai Ho turbato il suo spirto Con l'infausta novella? Io non previdi Così atroce sciagura, e sol volea

Con la vana sua doglia Farle più dolce inaspettata gioia. Garzon malnato, dal funesto ciglio, Togliti agli occhi miei, più non vedranti

I miei conviti, né le fere in caccia Verrai meco a inseguir, né i miei nemici Più non cadranno dal tuo brando uccisi. Deh guidatemi, o fidi,

Dove il mio amor riposa. Ond'io possa vederla Nel fior di sua beltade, Pria che in tutto sia spento. Eccola stesa

Pallida pallida Presso la rupe, e 'l vento Le scompone i bei crini, Fischia nell'aria ancora

La corda del suo arco, Ch'ella cadendo infranse. Orsù, cantori, Alla di Sarno sventurata figlia S'alzino i canti, e si consegni al vento

De' nostri colli quell'amabil nome. Vedi, vedi Quanti rapidi Vapor fiammiferi

Che già volano, E rivolano, Per accoglierti, Per avvoglierti,

Bella vergine. Vedi, vedi Raggi tremuli Di Luna candida,

Che sollevano Il tuo spirito, E t'inondano, Ti circondano,

O graziosa vergine, D'ammanto lucidissimo. Fuor delle nubi escon dei padri e gli avi Gli aspetti gravi;

Veggo di Fidala L'occhio vermiglio, e veggo Su la diletta figlia Pender di Sarno le severe ciglia.

Quando vedrassi, o verginella amabile, La bianca mano dilicata e morbida? Quando s'udrà la voce tua dolcissima Più che di venticel soave sibilo?

In traccia andran le fanciullette tenere Di te, di te, né rinvenir potrannoti. Solo nei sogni della notte placida Verrai per consolar gli afflitti spiriti,

E pace porterai, dolcezza, e gaudio. Si rimarrà quella tua voce armonica Ne' loro orecchi, e 'l dì pensose, e tacite Ai dolci sogni correran con l'animo.

Vedi, vedi Quanti rapidi Vapor fiammiferi Che volteggiano.

E gareggiano Per accoglierti, Per avvoglierti, Bella vergine.

Vedi, vedi Raggi tremuli Di Luna candida, Che sollevano

Il tuo spirito; E t'investono, Ti rivestono, O graziosa vergine,

D'ammanto lucidissimo.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
SCENA VI · Melchiorre Cesarotti · Poetry Cove