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1730–1808

SCENA V

Melchiorre Cesarotti

Volvi pur, volvi gioioso Carrone ondoso, Il tuo flutto vincitor; Fuggiro, fuggiro

Nella lor terra I figli di guerra, Ricolmi d'orror. Più non si scorge sovra i nostri campi

Orma che stampi - volator destriero, Né 'l suon guerriero - del nitrito ascolto, E altrove volto - il fier vessillo io miro; Fuggiro, fuggiro;

Or d'altra gente a' danni Spiegano i vanni - del feroce orgoglio, E alla baldanza lor Morven fu scoglio. In pace il Sole

Sereno omai Co' suoi bei rai Risorgerà. Omai gioiosa

La notte ombrosa Da' nostri poggi Discenderà. Qui solo udrannosi

Voci di giubilo Voci di caccia: Le trombe tacciono, Udrassi 'l corno;

E 'l bosco intorno Risponderà. Giacerà in ozio Il ferro crudo,

Arnese inutile: L'elmo, e lo scudo Ai larghi portici S'appenderà.

Che se pur di battaglie avrem talento Daremo al vento - le velate navi D'armati gravi - e di Loclin le sponde Torbide l'onde - rosseggiar vedranno,

Dal brando, che in suo danno, Già tentò con improvido consiglio, Del re del mondo il temerario figlio. Volvi pur, volvi gioioso,

Carrone ondoso, Il tuo flutto vincitor. Fuggiro, fuggiro Nella lor terra,

I figli di guerra Ricolmi d'orror.

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SCENA V · Melchiorre Cesarotti · Poetry Cove