Batte lo scudo di Fingallo il vento? O nelle sale mie mormora il suono Della passata età? Segui il tuo canto Voce soave, egli m'è grato, e sparge
Le mie notti di gioia: ah segui o figlia Del possente Sorglan, gentil Bragela. Ahi questa è l'onda dallo scoglio infranta, Lassa! non già di Cucullin le vele.
Dell'amor mio la sospirata nave Spesso credo veder; spesso m'inganna La nebbia che si sparge a un'ombra intorno, Spiegando al vento le cerulee falde.
Figlio del nobil Semo, e perché tanto Tardi a venir? quattro fiate a noi Fece ritorno co' suoi venti autunno, Gonfiando di Togarma i mari ondosi,
Dacché tu nel fragor delle battaglie Lungi ti stai dalla fedel Bragela. O di Dunscaglia nebulosi colli, Quando fia che al latrar de' veltri suoi
Io vi senta echeggiar? ma voi vi state Celando tra le nubi il capo oscuro; E l'afflitta Bragela in van vi chiama. Precipita la notte: a poco a poco
Manca dell'ocean la faccia azzurra. Già sotto l'ale il montanino gallo Appiatta il capo, già la damma giace Là nel deserto al suo cervetto accanto.
Poscia col nuovo dì sorgendo andranno Lungo la fonte a ricercar pastura; Ma le lagrime mie tornan col Sole, E con la notte crescono i miei lai.
Quando quando verrai Nel suon delle tue armi, Re di Tura muscosa, a consolarmi? O figlia di Sorglan, molce l'orecchio
D'Ossian il canto tuo; ma va', ricovra Là nella sala delle conche, al raggio D'accesa quercia, e da' l'orecchio al mare, Che romba al muro di Dunscaglia intorno.
Su gli azzurri occhi tuoi placido sonno Scenda, e venga nel sonno a consolarti L'amato eroe. - Sta Cucullin sul Lego, Presso l'oscuro rotear dell'onde.
Notte cerchia l'eroe: sparsi sul lido Stanno i suoi mille; cento querce accese Fan scintillar la diradata nebbia, E 'l convito per l'aere alto fumeggia.
Siedesi accanto a lui sotto una pianta Carilo, e tocca l'arpa: il crin canuto Splende alla fiamma, il venticel notturno Gli scherza intorno; egli alza il capo, e canta
Dell'azzurra Togorma, e di Togorma Chiama il signor, di Cucullin l'amico. Perché, forte Connal, non fai ritorno Nel negro giorno - della gran tempesta
Che a noi s'appresta? - ah perché sei lontano? Contro Cormano - ecco s'unir le schiere Del sud guerriere, - e ti trattien sul lido Il vento infido, - e le tue torbid'onde
Sferzan le sponde. - Non per questo è inerme Il regal germe - e di difesa ignudo. Fassi suo scudo - Cucullino invitto: Nel gran conflitto - egli per lui pugnando
Alzerà il brando - contro i duci alteri. Ei de' stranieri - alto pavento, ei forte Come di morte - atro vapor, che lenti Portano i venti - su focose penne:
Al suo cospetto Il Sole infetto Rosseggia: Foscheggia,
Cade il popolo a terra esangue e cieco; Cormano, ardir, che Cucullino è teco. Sì Carilo cantava, allor che apparve Un figlio del nemico; ei getta a terra
La rintuzzata lancia, e di Torlasto Favella a nome, di Torlasto il duce Dei guerrier dall'oscura onda del Lego, Di colui che i suoi mille armati in campo
Traea contro Cormano al carro nato, Contro il gentil Corman, che lungi stava In Temora sonante. Il giovinetto Pur allora addestrava il molle braccio
A spiegar l'arco, de' suoi padri l'asta Ad inalzar. Ma non alzasti a lungo L'asta de' padri tuoi, dolce-ridente Raggio di gioventù. Fosca alle spalle
Già la morte ti sta, come di Luna Tenebrosa metà, che alla crescente Luce sta dietro, e la minaccia e preme. Alla presenza del cantor del Lego
Alzossi Cucullino, ed onor fece De' canti al figlio, e gli offerì la conca, Di letizia ospital diffonditrice. Dolce voce del Lego, e ben che porti?
Disse, che vuol Torlasto? alla mia festa Vien egli, o alla battaglia? Alla battaglia, Sì, rispose il cantore, alla sonante Tenzon dell'aste: non sì tosto il giorno
Sul Lego albeggierà, Torlasto in campo Presenterassi a te. Vorrai tu dunque, Re della nebulosa isola, armato Venirne ad affrontar la sua possanza?
Orribile, fatale è la sua lancia, Qual notturna meteora: egli l'inalza, Piomba il popol prostrato; e del suo brando Il vivo lampeggiar morte scintilla.
E che perciò? questa terribil lancia Temola io forse? il so, forte è Torlasto Per mille eroi, ma nei perigli l'alma Brillami in petto. No, cantor sul fianco
Non dorme no di Cucullin la spada: M'incontrerà sul campo il nuovo Sole, E sopra l'arme del figliuol di Semo Rifletteranno i primi raggi suoi.
Ma tu, cantor, meco t'assidi, e facci Udir la voce tua, vientene a parte Della gioiosa conca, e di Temora I canti odi tu pur. Di canti e conche,
Disse il cantor, tempo non è, qualora S'accingono i possenti ad incontrarsi, Come opposte del Lego onde cozzanti. O Slimora, Slimora, a chi ti stai
Sì tenebroso co' tuoi muti boschi? Sopra i tuoi foschi Gioghi, di stella alcuna Il grazioso tremolar non pende;
Né presso ti risplende Amico raggio di notturna Luna. Ma di morte atre meteore Sanguinose ti circondano,
Ed acquose facce squallide D'ombre pallide intorno volano. Perché perché ti stai Lì co' tuoi boschi muto,
Negro Slimora di dolor vestuto? Ei partì col suo canto, e del suo canto Accompagnò l'armoniose note Carilo, e 'l lor concento assomigliava
A rimembranza di passate gioie: Ch'a un tempo all'alma è dilettosa e trista. L'udiron l'ombre de' cantori estinti Dal fianco di Slimora, e lungo il bosco
Sparsesi soavissima armonia, E rallegrarsi le notturne valli. Così quando tranquillo Ossian riposasi Del fervido meriggio nel silenzio,
Del venticello nella valle florida, La pecchia della rupe errando mormora Un cotal canzoncin che dolce fiedelo. L'affoga ad or ad or l'aura che destasi,
Ma tosto riede il mormorio piacevole. Su, disse allor di Semo il figlio, a' suoi Cento cantor rivolto, alzate il canto Del nobile Fingal, ch'egli udir suole
La sera, allor che a lui scendono i sogni Del suo riposo, e che i cantor da lungi Toccano l'arpa, e debil luce irraggia Le muraglie di Selma. Oppur di Lara
Membrate il lutto, ed i sospir d'Alcleta Rinnovellate, che suo figlio indarno Già rintracciando pe' suoi colli, e vide L'arco suo nella sala. E tu frattanto
A quel ramo colà, Carilo, appendi Lo scudo di Cabar; siavi dappresso Di Cucullino la lancia, onde s'inalzi Col bigio lume d'oriente il suono
Della mia pugna. Sull'avito scudo Posò l'eroe, s'alzò di Lara il canto. Stavan lungi i cantor, Carilo solo È presso il duce; sue furon le note
Flebili, e mesto suono uscio dell'arpa. O madre di Calmar, canuta Alcleta, Perché mesta inquieta Guardi verso il deserto?
Guardi tu forse, o madre, Di tuo figlio al ritorno? ah non son questi Su la piaggia i suoi duci, Chiusi e foschi nell'armi; ah non è questa
Del tuo Calmar la voce. Questo è 'l fischiar del bosco, Questo è 'l muggir del vento, Che nella rupe si rimbalza e freme.
Guata, guata: Chi d'un salto Varca il ruscel di Lara? O suora di Calmar, non vide Alcleta
La lancia sua? ma foschi Sono i miei lumi e fiacchi. Guata, guata: Non è il figlio di Mata?
Figlia dell'amor mio. Ah t'inganna il desio: (Disse la dolce-lagrimante Alona) Questa è una quercia annosa,
Questa è una quercia, o madre, Che curva pende sul ruscel di Lara. Ma non m'inganno io già; Colà vedi, colà: - chi vien, chi viene
Frettoloso, Affannoso? Ei solleva La lancia di Calmarre. Alcleta; Alcleta;
Ella è tinta di sangue. Ella fia tinta Del sangue de' nemici O suora di Calmar: mai la sua lancia
Non ritornò di sangue ostil digiuna. Mai non scoccò il suo arco, Che non colpisse de' possenti il petto. Al suo cospetto
Sfuma la pugna; egli è fiamma di morte. Dimmi garzone dalla mesta fretta, Ov'è di Alcleta il figlio? Torna con la sua fama?
Torna in mezzo al rimbombo Degli echeggianti scudi? Ma che veggo? Ti confondi,
Non rispondi, Fosco stai? Ah più figlio non ho: Non dir come spirò - che intesi assai.
Perché verso il deserto Guardi mesta inquieta, O madre di Calmar, canuta Alcleta? Sì Carilo cantò; sopra il suo scudo
L'Eroe si stava ad ascoltarlo intanto. Posaronsi i cantor sulle lor arpe, E scese il sonno dolcemente intorno. Desto era sol di Semo il figlio, e fisa
Nella guerra avea l'alma: omai la fiamma Già decadendo dell'accese querce. Debole intorno rosseggiante luce Spargesi, roca voce odesi: l'ombra
Vien di Calmarre: ella al notturno raggio Lentamente passeggia; oscura al fianco Soffia la sua ferita, erra scomposta La chioma, in volto ha tetra gioia, e sembra
Che Cucullino alla sua grotta inviti. O della notte nebulosa figlio, Disse il duce d'Erina, e perché fitti Tieni tu in me quei tenebrosi sguardi,
Ombra del fier Calmar? figlio di Mata, Vorrestù spaventarmi, ond'io men fugga Dalla battaglia? la tua destra in guerra Fiacca non fu, né 'l tuo parlar di pace.
Quanto da quel di pria, duce di Lara, Torni diverso a me, se forse adesso Mi consigli a fuggir! Ma no, Calmarre, Fuga mai non conobbi, e non mai l'ombre
Mi spaventaro: essa san poco, e fiacche Son le lor destre, ed han nel vento albergo. Nei perigli il mio cor cresce, e s'allegra Nel fragor dell'acciar. Parti, e t'ascondi
Dentro la grotta tua: no, di Calmarre Tu non sei l'ombra; ei si pascea di pugne, Ed era il braccio suo tuono del cielo. Nel suo nembo ei partì lieto, che intese
Della sua lode il suon. Dall'oriente Bigio raggio spuntò: picchiasi tosto Lo scudo di Cabarre. A quel rimbombo Tutti i guerrieri della verde Ullina
S'uniro, e alzossi un romorio confuso, Come muggito d'ingrossati fiumi. S'ode sul Lego il bellicoso corno, Torlasto appare. A che ne vien'con tutti,
Cucullino, i tuoi mille ad incontrarmi? Disse il duce del Lego. Io ben conosco Del tuo braccio il vigor; vivace fiamma È l'alma tua. Che non scendiamo adunque
A pugnar soli, e non lasciam che intanto Stian mirando le schiere i nostri fatti? Stiano a mirarci nella nostra possa, Simili a rimugghianti onde rotantisi
A scoglio intorno: al periglioso aspetto Fugge il nocchier pien di spavento, e stassi L'aspro conflitto a risguardar da lungi. Ah, Cucullin soggiunse, a par del Sole
Tu mi brilli nel cor: forte è, Torlasto, Il braccio tuo, del mio furor ben degno. Scostatevi, o guerrier, fatevi al fianco Dell'oscuro Slimora; e 'l vostro duce
State a mirar nel memorabil giorno Della sua fama. Odi cantor, se pure Oggi cader dee Cucullino, al prode Conal tu di', ch'io mi lagnai coi venti
Che di Togorma imperversar su i flutti. Mai dalla pugna ei non mancò, qualora La mia fama il chiedea. Fa' che il suo brando Come raggio del cielo il buon Cormano
Circondi in guerra, e in minacciosi giorni Suoni in Temora il suo fedel consiglio. Mosse l'Eroe nel rimbombar dell'armi, Come di Loda il formidato atroce
Spirto, che nell'orribile fracasso Di ben mille tempeste esce, e dagli occhi Slancia battaglia. Ei siede alto sul nembo Là sopra i mari di Loclin; sul brando
Pose la nera destra, e a gara i venti Van sollevando l'avvampante chioma. Non men di lui terribile a vedersi, Nel memorabil dì della sua fama,
Cucullin s'avanzò. Cadde Torlasto Per la sua man, pianser del Lego i duci. Corrono frettolosi essi, ed intorno A Cucullin si stringono affollati,
Quai nubi, del deserto. A mille a mille Volar, vibrar, scender vedresti, alzarsi Dardi, spade, aste, armati, arme, ed a fronte Cingerlo e a tergo ad un sol tempo: ei stette
Quale in turbato mar scoglio; d'intorno Cadono, egli nel sangue alto passeggia. Ne rimbomba Slimora: in suo soccorso Corron d'Ullina i figli, e lungo il Lego
La pugna errò; vinse d'Erina il duce. Egli tornò della sua fama in mezzo, Ma pallido tornò; tenebrosa era Gioia nel volto suo; gli occhi in silenzio
Gira; pendegli il brando; ad ogni passo Tremagli l'asta in man. Carilo, e disse Languidamente, già manca la forza Di Cucullino, i miei giorni recisi
Già son cogli anni che passaro; il Sole Più a me non sorgerà; gli amici in traccia N'andran, né troverammi; il buon Cormano Dirà piangendo, ov'è di Tura il duce?
Ma grandeggia il mio nome, e la mia fama Sta nel canto dei vati. I giovinetti Diranno a sé medesmi: oh moriss'io Qual morì Cucullin! come una veste
Lo coprì la sua gloria; e del suo nome La luce abbaglia. Carilo, dal fianco Traggimi il dardo; sotto a quella quercia Adatta Cucullin, ponivi accanto
Lo scudo di Cabarre, ond'io sia visto Giacer fra l'arme de' miei padri. E cadi, Figlio di Semo? alto sospir traendo, Carilo disse, e incominciò dolente:
Di Tura in su le squallide Mura siede il silenzio, E Dunscaglia ricoprono Tenebre di dolor.
In giovinezza florida, Resta soletta e vedova La vaga sposa amabile, Ed orbo resta e misero
Il figlio del tuo amor. Verrà coi vezzi teneri, Vedrà la madre in lagrime; E la cagione incognita
Del pianto chiederà. Alzerà gli occhi il semplice; E nella sala pendere Il brando formidabile
Del padre suo vedrà. Vede il brando del padre: Quel brando e di chi è? piange la madre. Chi viene a noi,
Come cerva ne vien seguita in caccia? Vanno in traccia Errando dell'amico i sguardi suoi. O Conallo, o Conal, che ti trattenne,
Quando cadde l'Eroe nel gran cimento? Fremeanti i flutti di Togorma intorno? O pur del mezzogiorno Dentro le vele tue soffiava il vento?
Cadder, Conallo, i forti; Caddero, e non ci fosti: alcun nol dica Mi Morven là nella selvosa terra; Alcun nol dica in Selma:
Sospirerà Fingallo, E del deserto piangeranno i figli. Presso l'onde del Lego alzano i duci La tomba dell'Eroe: giace in disparte
Il fido Lua, di Cucullin compagno nella caccia dei cervi; alzasi il lutto. Grande in battaglia Sir di Duncaglia,
O benedetta Anima gloriosa, anima eletta. Qual torrente che d'alto precipita Fragorosissimo, irreparabile,
Indomabile, Era la tua possanza, alto guerrier. Fu veloce com'ala dell'aquila Rapidissima, infaticabile;
Formidabile Del tuo brando il sanguigno atro sentier. All'acciar forte L'orme di morte
Dietro correano, ov'ei volgeasi irato. O benedetta L'anima eletta Del gran figlio di Semo, al carro nato.
Tu non cadesti esangue Per man d'eroe famoso, E non tinse il tuo sangue L'asta del valoroso.
Acuta freccia, Come da nuvola Morte ascosa volò. Né di ciò avvidesi
La destra ignobile, Che 'l dardo rio scoccò. Dardo fatal, che i nostri vanti atterra, Pace sia teco
Dentro il tuo speco, Di Dunscaglia signor, nembo di guerra. Fugge smarrito da Temora il forte, Meste le porte - son, mute le sale;
Giace il regale - giovinetto in duolo: E inerme e solo - il tuo tornar non vede; Ei di te chiede - e ti richiama invano. Piangi, Cormano - desolato e lasso:
Il forte è basso - tua difesa e schermo; Tu resti infermo. - Ecco i nemici stanno Pronti in tuo danno - ahi non è più 'l tuo duce. È la tua luce - a tramontar vicina.
Dolce riposo Godi, o famoso, Chiaro Sol degli eroi, scudo d'Erina, Ita è la speme tua, sposa fedele,
Oimè che dei tu far? Più non potrai veder l'amate vele Nella spuma del mar. Alla spiaggia non più, solo al deserto
Volti i tuoi passi or son. Non è l'orecchio tuo teso ed aperto De' suoi nocchieri al suon. Scapigliata
Desolata Giace nella sua sala, e vede l'armi Di lui che più non è. Bragela misera! Pregno di lagrime
Hai l'occhio, e languide Le membra, e pallida La faccia e tenebrosa. O benedetta
Anima eletta, Dolce pace ti sia, dolce riposa.
Cookies on Poetry Cove