Veggio il mio error, pur il comun inganno
Sieguo, e stimo il mio fallo assai minore,
Ché errar con la più parte è manco errore
Che sol salvarsi, in un publico danno.
Gli omini veggio, che ingannando vanno
Lor stessi, in farsi tal'or tor l'onore
Onde per far l'inganno ancor magiore
Questo gioco ho composto e i' stesso il danno.
Perché altro non è lui, che sproni, anci ale,
Che il tempo, tanto prezioso e caro,
Via manda, come corda d'arco un strale.
Ma poi che a traer quel non è riparo,
E il fuggir tedio è instincto naturale,
Scusomi anch'io si da natura imparo.