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1441–1494

Capitulo terzo de Speranza

Matteo Maria Boiardo

Speranza unita tien col corpo un'alma Tal'or, che senza lei non staria in vita; Poi spesso gionge a vittoriosa palma. Speranza dubbio alcun non ha smarrita,

Ma sta ferma e costante fino al fine, Quando ragione al suo sperare aita. Speranza, terminata in un confine, Se vol passar più là che non convene,

Prima che colga il fior trova le spine. Speranza quanto più con ragion vene Più dolce cibo è al cor de chi sen veste; E si al contrario ven, porta più pene.

Speranza ci mantene in giochi e 'n feste, Quando il poter col voler se misura; Ma, senza ordine, ha in sé cose moleste. Speranza amica sei pur di natura:

Tu tieni i toi seguaci in tanta pace, Che alcun patir, non gli par cosa dura. Speranza, se tu se' ancor pertinace, A chi possede il suo dubbio li poni,

Tal che a dir bene i', non sarìa audace. Speranza ottener fa, che altri non doni Quel che a l'anima agrada; e par che l'abbia Quel che voglia, né alcun par se gli opponi

Speranza non consente un preso in gabbia Dolente star, quando seco dimora; Né un rotto in mar, sì ben è in secca sabbia. Speranza desta il pover che lavora

A zappare, a spianare un monte, un lago, Ché frutto spera a le fatiche ancora. Speranza Orazio fece essere un drago A far tagliare il ponte e gire al basso,

De la salute de la patria vago. Speranza a Iason, d'almo non lasso, Con gli Argonauti, a l'aureo velo adusse Per molti casi, al periglioso passo.

Speranza fe' che Iudith condusse Fuor di battaglia, e Oloferno al fine Tolse, che altro che speme par non fusse. Speranza Enea fuor del Troian confine

Guidò in Italia, e i successor fundorno Alba e poi Roma, a le gente latine Che domitor del mondo un tempo forno.

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