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1441–1494

Capitulo I

Matteo Maria Boiardo

Timor un'alma tien tanto dubbiosa Ch'ell'ha poca ragion de viver lieta, Qual mai non gode, e sempre è paurosa. Timor, si v'è qualche pericol, vieta

Pigliar piacere, e tanto un om fa vile, Che l'animo ragion mai non aquieta. Timor tremar fa l'agnel nell'ovile Si de fuor sente il lupo, e sì sta chiuso

Che apena intrar gli può il vento sottile. Timor quattro destrier d'un carro all'uso Sotto una virga tiene, a un giogo stretti; E molti in servitù, che non gli excuso.

Timor ci tien talor, che i nostri effetti Non possiam dimostrar, che assai ne offende, Ché compagni al timor sono i rispetti. Timor fa sempre che un non se diffende,

Ma supplice ai contrasti se dimostra E senza arme adoprar vinto se rende. Timor, si tu ti acosti a armati in giostra La lor virtù sarà sotto te morta:

Dove tu sei, sempre la fronte il mostra. Timor conturba i sensi e faccia smorta Rende, e tremito il cor per lui si sente, E l'occhio il mostra con sua vista torta.

Timor non ha sol di quel ch'è presente Dubbio, ma teme, ben che sia lontano, Il periculo: e a sé pargli imminente. Timor certo è da immaginarlo vano,

E dove timor regna, ogniun concorre Che invallido quel corpo sia e mal sano. Timor Fineo, tra gli uomini una torre, Converse in sasso, col meduseo volto,

Ché ai timidi fortuna non soccorre. Timor Ptolomeo Re subbito volto Ebbe contra Pompeo, sol per paura Che Caesar non gli avesse il regno tolto.

Timor non lasciò Andromeca sicura Del figlio, visto Ulisse; e intrar lo fece Del patre Hectorre, in la sua sepoltura. Timor, Dionysio del tonsore invece,

Usoe le proprie figlie con carbone Per fuggir ferro; e al fin non fugì nece, Ché mal se fugge quel ch'el coel dispone.

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