Mondo, da' pazzi vanamente amato, Portarti un fol su l'asino presume, Ché i stolti sol confidano in tuo stato. L'ocio Sardanapallo occioso in piume
Tenne e in lascivie concubine e gola Tanto che del regnar perse il costume. Fatica fece Ippolita, che sola De le amazone, meritò corona;
E in Scizia e in Grecia ancor suo nome vola. Desìo accese Acteon de una persona Celeste, sì che in Cervo fu converso: Però troppo alto l'om desìo non pona.
Ragion fe' Laura del fanciul perverso Cupìdo trionfar, che mai non torse Occhio da la virtù, né il piè in traverso. Secreto Antioco fu, tanto che corse
Per Stratonica quasi fino a morte: Ma il fisico gentil ben lo soccorse. Grazia a' secreti e savii non va a sorte, Ma con ragion, ché con amore ha il vanto
Colui che asconde le passion più forte. Sdegno Erode Re occupò tanto, Che, fatta occider Marianna, poi La chiama e con Amor si duol col pianto.
Pazienza ebbe Psiche ai casi soi E però fu soccorsa nelli affanni E fatta Dea nel fin, che è exemplo a noi. Error lacob fe' sette e sette anni
Servir, ché di Rachel Laban non disse: Ma il tempo restaurò tutti i soi danni. Perseveranza in Penelope visse Tanta, che al tessere e disfar le tele,
Meritò rïaver l'amato Ulisse. Dubbio a se stesso Egeo fece crudele, Ché a morir se gittò nel mare in fretta, Visto Teseo tornar con negre vele.
Fede ebbe Sofonisba, non suspetta A Massinissa, ch'el venen promisse, Se a seguire il trionfo era costretta. Inganno Nesso, che a Dianira disse:
Dà questa veste ad Ercole col sangue Se advien che d'amor mai teco abbia risse. Sapienzia fu, come in callido angue, In Ipermestra, che in feminei panni
Salvò il marito dal timore exangue. Caso cadde in Pompeo, che per tanti anni Era reducto al summo de la rota, E al fin fortuna il sommerse in affanni.
Modestia Emilia, de Scipion devota Moglie, ebbe, che trovato con l'ancilla, Tacque el peccato, per non dargli nota. Pericul de gran foco una favilla
Porta: ecco Caesar morto nel senato Da doi; e fuggì già il furor de Scilla. Experienzia in Rea fu, che occultato Giove nel monte de Ida, ordinò i suoni,
Ché al pianger suo non fusse ritrovato. Tempo che gli omini a la morte sproni Nestor servasti; e se pur vinne al fine De un viver tal non par che se ragioni.
Oblivion di termine e confine Del tutto sei: Elice e Dido a Lete Menasti, e famma e tempo hai in toe ruine. Fortezza d'animo in Lucrezia liete
Exequie fece: per purgar sua fama Se uccise; e all'offensor tese atra rete, Dando exempio a chi il nome, e l'onore ama.
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