Ormai son giunto al fine, ormai son vinto,
né più posso fugir né aver diffesa;
quel desir che tenea mia voglia incesa
è da geloso nimbo in tutto extinto.
Deh, che dico io? ché sì m'ha il cor avinto
questa indovuta e inaspetata offesa,
che l'alma che vagava adesso è presa,
in tutto è pressa e posta in labirinto.
Chi mi trarà già mai del cieco errore?
Ché il filo è roto e rota è quella fede
che era de lo errar mio conforto e duce.
Più non spiero pietà, non più mercede,
abandonato, solo, e sanza luce,
né meco è più se non il mio dolore.