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1441–1494

8

Matteo Maria Boiardo

Or così fosse io, Melibeo, già morto, che ben avanti a lei ne dovea gire; ma vissi per sofrir tal dolo a torto. Oh beato colui che può finire

sua vita prima che entri ne lo amaro, ché nel viver megliore è bon morire. Quando pòte il mio fine essermi caro, oggi ha tre mesi, e come mal si mora

vivendo in doglia a mio gran costo imparo. Ove è l'alma amorosa? ove dimora quel gentil spirto? ove quel vivo guardo, e il ragionar soave che me accora?

Mio dolce foco è morto ed io pur ardo, io ardo lacrimando, e ben me aviene, perché a seguirla omai troppo mi tardo. Perito è cum quel viso ogni mio bene;

io detro a quel pensando me disfacio, né pongo alcun rimedio a tante pene. Ma il mio fero destin non sarà sacio, e le stelle crudel, ché a suo mal grato

morendo mi trarò di tal impacio. Dicetimi, pastori, in qualche lato di questi monti loco alcuno o riva di alpestro fiume o sasso derupato,

che là di sospirar se farà priva questa anima infelice traboccando, dipoi che il mondo ormai non vol ch'io viva. Vedrò morta colei almanco, quando

non piace al Cel che in vita io la rivegia: mia membra sparse a voi le ricomando.

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