Misero me, che ogn'altro in lieta festa,
in lieti soni e danzie se diletta,
e l'alma mia pensosa sta dispetta,
né dove è gente alegra mai se aresta.
Come stanco nochier, che da tempesta
afflitto a la riviera il corpo getta,
e benché l'unda mite se rasetta,
pur rasettata ancora gli è molesta,
il suon rumor, la danzia un andar sciolto,
il candido color mi pare adusto,
e vil quel guardo che altri ha tanto caro:
così lo infermo da la febre colto
perde il sentire e lo usitato gusto,
e quel che è dolce altrui gli pare amaro.