Qua non vi giova l'alie nì tesoro,
ma per astuto ingegno e per inganni
farai, come t'ho detto, il bel lavoro.
Quinci te spolia e vestite me' panni,
questa pèle di lince e questo manto
che conosciuto è già per mio molti anni.
Mòvete ormai, ché io te ritengo tanto:
più dolce aqua del mondo e la più chiara
aver bevuta te potrai dar vanto.
Né creder che mi sia cotanto amara
come or ti dissi questa mia proferta,
ché più bel dono è di cosa più cara.